LE ABBUFFATE - In Salus - Centro Medico Polispecialistico di Lecco

LE ABBUFFATE

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Con il termine “abbuffata” si fa riferimento al mangiare in un determinato periodo di tempo una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso momento.

Se ciascuno di noi si interrogasse, scopriremmo che, sicuramente, almeno una volta nella vita abbiamo sperimentato un’abbuffata. Ovviamente, quando si tratta di episodi rari e sporadici, non si tratta di un disturbo dell’alimentazione; mentre, quando si presentano uno o più episodi di abbuffata la settimana per un periodo di qualche mese, allora, probabilmente, siamo in presenza di un disturbo dell’alimentazione

Ma perché ci si abbuffa?

Anche se si rivela distruttiva nel lungo termine, l’abbuffata ha in realtà la funzione di generare sollievo nel breve termine ad uno stato emotivo spiacevole. Un modo, insomma, per risolvere una situazione di dolore con una di piacere. 

È ormai assodato nella comunità scientifica e clinica che l’abbuffata emerge da una disregolazione emotiva, in cui il soggetto tenta di attenuare le emozioni negative attraverso il piacere del cibo (Gianini et al., 2013). Questo sollievo, tuttavia, non è funzionale a lungo termine, perché produce un disequilibrio che si manifesta attraverso un circolo vizioso: per anestetizzare un disagio emotivo, ci si abbuffa per sentirsi meglio, questo, però, genera senso di colpa e fa star male e quindi si torna a ricercare il benessere nel cibo. 

Caratteristiche delle abbuffate

Ci sono alcune caratteristiche che contribuiscono a identificare un’abbuffata:

  • Sensazioni: all’inizio l’abbuffata genera piacere, che poi, gradualmente, lascia il posto ad altre sensazioni meno positive;
  • Velocità: il cibo viene ingerito a grande velocità;
  • Segretezza: generalmente si tende a ritirarsi in solitudine, silenzio e segreto per dare sfogo all’impulso di mangiare troppo;
  • Perdita di controllo: può capitare di perdere il controllo ancora prima di iniziare a mangiare oppure nel momento in cui si inizia ad abbuffarsi. 

Ricordiamo però che l’aspetto più importante è la compromissione della qualità della vita e la percezione soggettiva del disagio. In base a questo importante criterio è possibile individuare tre tipi di abbuffata:

  1. Abbuffata vera e propria: caratterizzata dagli elementi sopra descritti;
  2. Semi-abbuffata: simile alla prima, ma più rapida, frettolosa. In questo caso l’automatismo appare più semplice da interrompere; 
  3. Abbuffata al rallentatore: è il tipo di abbuffata che si presenta quando la persona cede soltanto in seguito a tentativi di resistenza. 

Se senti che molte delle frasi di questo articolo fanno risuonare qualcosa dentro di te, o se senti il desiderio di cambiare il tuo approccio al cibo, puoi richiedere una consulenza psicologica, che può aiutarti. 

Dott. Andrea Borsetto, Psicologo e Psicoterapeuta

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