Depressione: la notte scura dell’Anima - In Salus - Centro Medico Polispecialistico di Lecco

Depressione: la notte scura dell’Anima

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Non è semplice scrivere o parlare di depressione. Esistono molte sfumature di questo “male nero” alcune più nette e definite, altre più vaghe.

Ciascuno di noi ha provato, in un momento della sua vita, questa sensazione cupa, che tira verso il basso, che fa perdere il senso della vita e a volte sperare di morire. In alcuni casi questo stato diventa prolungato, per settimane, mesi, anni, e il mal di vivere un compagno quotidiano.

Guardata e letta così, la depressione appare un paradosso, che non può stare insieme alla vita; ma negli anni di lavoro con le persone ho iniziato a vedere che con la vita in realtà ha molto a che fare

Quando arriva, la depressione, è come un gelido inverno, tutto si ferma, si blocca, si congela: non germogliano nuove idee, sogni o desideri, ciò che prima fluiva come acqua portando emozioni di ogni tipo appare ora come un fiume ghiacciato e immobile, il corpo stanco e affaticato senza un motivo evidente chiede di stare fermo, di non uscire, di rintanarsi come fanno gli animali. Sostare in questo luogo e in questo tempo sembra infinito: i giorni diventano lunghissimi e interminabili. Ma non è possibile sottrarsi e non serve la forza di volontà per uscirne fuori.

Viene da chiedersi: dove sta il senso di tutto questo? Perché accade?

La riposta viene, ancora una volta, dalla natura e dalla sua saggezza. L’inverno dell’Anima è un passaggio indispensabile affinché arrivi la primavera, con la sua rinascita. Occorre che qualcosa in noi muoia perché possa arrivare una nuova vita.

Jung chiamava la depressione “la Signora in nero” e diceva che non andava scacciata ma ACCOLTA e ASCOLTATA. La sua allieva Marie Louise Von Franze racconta nei suoi scritti che dopo i lunghi periodi di depressione arrivava a scrivere e pensare cose buone, cose che senza quella fase non emergevano.

Numerosi artisti ne parlano, come se fosse la sfumatura di fondo che precede il processo creativo. E in molte persone, che siedono davanti a me in terapia, accade qualcosa di simile. Dopo la fase di discesa, di disperazione, di non senso e di stasi compare qualcosa di nuovo, che spesso ha poco a che fare con il loro vecchio modo di essere e di vivere.

La depressione non si può combattere: non è questo il verbo corretto, si può solo incontrare, accogliere e ascoltare. Occorre fare un grande esercizio di fiducia, verso la vita e verso la propria Anima … occorre affidarsi al potere della cura che passa attraverso cose semplici, parole, immagini, gesti. Occorre dar voce alle emozioni e sensazioni che si provano, andando oltre la vergogna e il senso di colpa: solo entrando in esse e attraversandole completamente è possibile superarle e tornare alla vita!

Vi lascio con questa frase di Christian Hopkins, a cui a 16 anni è stata diagnostica una depressione e che ha usato la fotografia come espressione e cura del suo “male nero”.

“Spero che le mie immagini possano fare luce sui sintomi più sfuggenti della depressione, e così facendo, aiutare altre persone a comprendere che cosa succede nella mente di chi soffre di questo disturbo. … Ho usato la fotografia come strumento terapeutico. Ogni volta che cominciavo a sentirmi controllata da una determinata emozione, sapevo che non sarei più stata in grado di pensare e concentrami di nuovo, finché non avessi tirato fuori quell’emozione dalla mia mente catturandola in una fotografia.”

Psicoterapeuta Marta Monciotti