Dietro un ATTACCO DI PANICO, il seme di una nuova vita - In Salus - Centro Medico Polispecialistico di Lecco

Dietro un ATTACCO DI PANICO, il seme di una nuova vita


Il panico come il travaglio e le doglie sconvolge nel corpo e nell’anima, sembra un dolore che uccide, che viene per annientare, eppure da questa forza inarrestabile origina la vita. Nel parto come nel panico.
Se riusciamo a capovolgere l’idea che abbiamo di questo disturbo possiamo vedere come dietro l’apparente distruttività può nascondersi il seme di una nuova vita.
Nulla che viene da noi può essere sbagliato, nemmeno un attacco di panico, tutto ciò che produciamo, che il nostro corpo e la nostra anima crea, ha un senso profondo e viene per guidarci, non per farci del male.
L’attacco di panico è allora il più potente dei NO che la nostra parte naturale e saggia può dirci, è l’unico modo che trova in quel momento per dirci che dobbiamo fermarci, che la vita che stiamo conducendo non è la nostra vita e che stiamo dimenticando qualcosa di fondamentale di noi.
L’attacco di panico ci obbliga a rimettere in discussione noi stessi e le nostre certezze, ci chiede di essere ascoltato; PER QUESTO È IMPORTANTE NON SOFFOCARNE LA VOCE: se perdiamo il sintomo perdiamo anche l’unica cosa che può guidarci fuori dal travaglio in cui ci troviamo verso una nuova nascita.

Attacchi di panico: testimonianze

Vi riporto qui alcune testimonianze per farvi entrare nel cuore di questa patologia.
“Ho la testa offuscata, mi sento debole. Ho solo la certezza di dover tornare a casa.
“La pancia improvvisamente ha bisogno di svuotarsi, non posso controllarla e vivo con la paura che possa capitarmi, all’improvviso, in situazioni che non posso gestire e allora niente, non riesco nemmeno più ad andare al lavoro. Sono terrorizzato.” (Mario, 35 anni)

“È una sensazione di sangue che si gela. Una catastrofe immediata, e da lì non si torna indietro.” (Elena, 50 anni)”

“È come il Baucetti, l’Uomo Nero, che salta fuori all’improvviso e ti spaventa. Sento il cuore, forte e le parole non mi escono. Un tempo ero terrorizzata, adesso mi domando come mai sia tornato. Lo so che passa, ma vorrà dire qualcosa…” (Marina, 42 anni)

“Sono solo a casa. Mi svesto e vado sotto la doccia. Le prime gocce scendono sul corpo e all’improvviso arriva il terrore; vedo solo le piastrelle del bagno distorte: oblique formano dei rombi. È la fine. Qualcosa che è indipendente dalla mia volontà mi sta portando alla morte. Non uscirò vivo da questo bagno, ne sono sicuro, questi sono i miei ultimi minuti di vita. (Giovanni Allevi)”

“Vorrei potermi vedere durante un attacco di panico…vedermi da fuori. Vedere come si manifesta. Dentro di me il panico è come un FUOCO semplice che arde nel camino. All’improvviso una fiammata alta, grossa, potente e incontrollabile si sprigiona senza chiedere permesso, senza annunciarsi, è ”in-annunciato”. Poi quando va via il fuoco è svuotato e rimpicciolito.
È anche come un TERREMOTO che destabilizza: una volta che lo hai provato rimani nell’attesa, sai che potrà ricapitare e non ci sono più sicurezze.
Il panico…sono quelle situazioni che potrebbero essere degli ANNUNCI.” (Luana, 32 anni)”
Nelle parole di queste persone emergono due degli aspetti più caratteristici dell’attacco di panico: la sua potenza deflagrante e la destabilizzazione che ne segue, che getta chi ne ha fatto esperienza nella dolorosa attesa che ricapiti.

Attacco di panico: da dove deriva?


La parola panico deriva da “Pan”, nome di un’antichissima divinità greca.
Il mito greco pone Pan come Dio della natura: il dio-capro, mezzo uomo e mezzo animale. Viveva nell’Arcadia, terra di oscure caverne, forre, fonti, boschi e luoghi selvaggi; non vi erano villaggi, insediamenti coltivati e cintati; i santuari erano dentro le grotte e non nei templi edificati. Egli era il dio di pastori, pescatori e cacciatori, un vagabondo privo di origini stabili. SIAMO QUINDI NEL REGNO DEL SELVAGGIO, DEL NATURALE, DELL’ISTINTIVO.
Pan è presente in tutti quei comportamenti naturali che nascono repentinamente, in modo spontaneo, istintivo e nitido. Pan è al tempo stesso distruttore e preservatore: quando siamo presi dal panico noi non sappiamo mai se si tratta del primo movimento con cui la natura si appresta a mostrarci, se siamo capaci di vedere, una nuova visione di noi stessi.

“Se Pan viene rimosso, egli torna a vivere nelle psicopatologie, negli incubi: in queste cose noi veniamo posseduti da Pan, diveniamo interamente fisici, gridiamo per avere luce, conforto, contatto. Siamo ricondotti all’istinto dall’istinto”. (J. Hillman)
Questo Dio è presente in tutte le nostre esperienze più istintuali: nei sogni e negli incubi, nella sessualità, nelle emozioni più profonde e incontenibili, nelle azioni spontanee e libere da schemi e pensieri e anche negli attacchi di panico …

QUANDO RESTRINGIAMO TROPPO LA NOSTRA NATURA, QUANDO CERCHIAMO DI TENERE TUTTO IN ORDINE, QUANDO ELIMINIAMO LO SPAZIO PER L’ISTINTO E PER LA SPONTANEITÀ L’ATTACCO DI PANICO SI FA SENTIRE AFFINCHÉ LE ENERGIE PROFONDE CHE CI ABITANO POSSANO TORNARE A SCORRERE.  

Dott. Psicoterapeuta Marta Monciotti