Ipocondria: quando il corpo è un nemico - In Salus - Centro Medico Polispecialistico di Lecco

Ipocondria: quando il corpo è un nemico

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Ci sono disturbi che invadono la mente e il corpo in modo così ampio che lasciano davvero pochi spazi di respiro.

L’ipocondria è tra questi: il corpo diventa il territorio di una battaglia senza fine, e per chi ne soffre è una battaglia molto dolorosa.

Viene additato come malato immaginario, come uno che esagera e che per ogni sciocchezza va nel panico, come uno che sta bene ma che si inventa di continuo gravi malattie che poi non esistono.

Ma la malattia c’è ed è proprio questa: la paura costante e oppressiva di aver qualcosa di grave, un’ansia che non lascia tregua.

La persona sviluppa un’ipersensibilità ai segnali del suo corpo che seppur minimi vengono percepiti e vissuti come sintomi di qualcos’altro, di solito un tumore o un infarto, e la paura della morte incalza.

Non servono rassicurazioni e spiegazioni logiche, la persona che soffre di questo disturbo non riesce a credere a queste cose. Ha bisogno di consultare specialisti, di fare indagini ed esami.

Ma appena una malattia viene scongiurata spesso arriva un nuovo sintomo, un doloretto alla pancia, un mal di testa, un formicolio a scatenare nuovamente il panico.

Il pensiero resta impigliato in questa trappola, e la vita perde molto del suo sapore.

Sembra che chi ne soffre viva dentro un corpo che in qualsiasi momento possa tradirlo. E sta male davvero!

Prendere consapevolezza di quanto sta accadendo è fondamentale per potersene occupare e per evitare che si cronicizzi.

Spesso dietro l’ipocondria c’è anche un profondo bisogno di essere guardati, amati e approvati: tutto il “teatro” di paure e ansie che la persona mette in scena servono proprio a richiamare su di sé quelle attenzioni. Iniziare a diventarne consapevoli, può permettere una crescita anche da questo punto di vista, facendo emergere una modalità più matura di relazione.

Per fare questo, può essere necessario un supporto psicologico adeguato, un lavoro che permetta alla persona di entrare in contatto con queste paure e allo stesso tempo che gli permetta di cominciare a sentire il corpo in un modo diverso, più sicuro.

L’iper attenzione su di sé e la costante preoccupazione ci dicono che la persona ha bisogno di tornare a sé! Ma ha bisogno di farlo in un modo nuovo, più in ascolto di ciò che ha dentro e non solo del sintomo fisico.

È necessaria una riscoperta vitale di sé stessi: in mezzo a questa paura di morte, è sepolta un’energia vitale, un desiderio di vita che non si sta esprimendo!

Psicoterapeuta Marta Monciotti