15.04.2020

Durante l'epidemia di coronavirus (COVID-19), l’isolamento e il distanziamento sociale sono utilizzate come strategie per preservare la salute pubblica e per ridurre la trasmissione della malattia. Se la quarantena riduce il rischio di ammalarci fisicamente può aumentare, però, ansia e stress.

Ho cercato di individuare gli agenti stressanti di questo periodo complicato e di darvi qualche pillola strategica su come affrontarli nel modo migliore possibile. 

Quali sono i possibili agenti stressanti legati all’isolamento forzato?

  1. Il divieto di esperire momenti che hanno fatto parte della nostra quotidianità da sempre, come fare una passeggiata, andare dal parrucchiere o allenarsi in palestra.
  2. La limitazione del contatto sociale; ci sono coppie che non si vedono da più di un mese, amici che possono festeggiare lauree e compleanni solo tramite uno schermo e nonni che non possono vedere il nipotino appena nato. 
  3. La fornitura inadeguata di strumenti per la protezione individuale come mascherine e disinfettanti che possono aumentare la paura di un possibile contagio e di conseguenza di limitare anche le uscite pubbliche consentite. 
  4. Timore di contrarre il virus e/o infettare gli altri soprattutto a causa della mancanza di un controllo esteso del contagio della malattia. Tale timore può aumentare in condizione di gravidanza, nelle persone con malattie pregresse e negli anziani.
  5. Un accesso limitato a strutture sanitarie e visite mediche che possono incrementare il disagio nelle persone affette da patologie.
  6. Un’informazione imprecisa e poco chiara da parte delle autorità riguardo i comportamenti da adottare e le misure sanitarie pubbliche a cui poter fare riferimento in caso di dubbio contagio.
  7. Un prolungamento continuo del periodo di isolamento può scoraggiare e trasmettere forte incertezza verso il futuro. 
  8. La perdita di lavoro e l’assenza di entrate mensili; lo stress aumenta in coloro che devono mantenere la famiglia o che non hanno un lavoro fisso o regolare.
  9. La stigmatizzazione e il rifiuto da parte degli altri in caso del contagio della malattia. Più la malattia, come in questo caso, è ignota e più vi è un reale rischio di allontanare chi ne è affetto. Lo stress di esclusione aumenta nelle persone che fanno parte di comunità già di per sé esclusive e con forti confini sociali, trovarsi quindi soli in una community già di per sè isolata dal resto della società può creare maggiore disagio e stress psicologico.

Promuovere il benessere psicologico durante la quarantena (quello che possono fare gli altri e quello che possiamo fare noi per noi stessi)

  1. Comunicazione come intervento. Una comunicazione chiara, comprensibile e adatta a tutti può ridurre lo stress psicologico e aumentare comportamenti positivi.
  2. Aumentare l’interazione con i propri cari attraverso strumenti tecnologici; aumentare, quindi, l’assistenza tecnica per coloro i quali non sono i grado di utilizzare determinati device è estremamene importante. La conoscenza delle condizioni dei familiari può avere un forte impatto sulla salute emotiva degli individui in quarantena ed evitare spostamenti tra parenti aumentando il rischio di contagio.
  3. Ridurre la noia e i tempi persi; pianificare le attività durante la quarantena può, ad esempio, essere una buona strategia per ridurre la noia e allontanare per qualche ora l'attenzione sulla situazione attuale. Facilitare l'accesso a Internet e ai social media anche in zone più isolate geograficamente. Tuttavia, l'esposizione ai media deve essere prudente, poiché troppa informazione da fonti inaffidabili può aumentare lo stress.
  4. Avere cura di se stessi; non trascurarsi, mangiare sano concedendosi qualche sgarro, praticare sport per rafforzare il corpo e la mente. Non cambiare radicalmente i proprio orari a cui si era abituati (come andare a letto molto tardi e svegliarsi altrettanto tardi); cercate di non vivere questo periodo come un lunga vacanza bensì come un periodo diverso dalla normalità, ma ugualmente proficuo.
  5. Se lavori in ospedale e quindi sei esposto maggiormente al rischio di contagio, discuti apertamente con la tua famiglia sul rischio e sulle misure da prendere per limitare il più possibile la possibilità di contrarre il virus. Rivolgiti a psicologici se senti che il tuo lavoro unito alla responsabilità per la famiglia siano un fardello troppo grande. Fallo per te e per chi ti sta accanto, fallo perché in questo modo non ti farai sovrastare dalle emozioni e agirai con maggiore lucidità.

Non voglio che questo articolo rimanga solo interessante da leggere come tanti altri, vorrei che fosse d’aiuto nel senso pratico del termine. Eccovi qualche input in più sulla base delle cose che ci siamo appena detti:

Prendersi cura del proprio corpo in quarantena

Da dove inizio con lo sport ora che non c’è nessuno che mi segue? Ecco alcune soluzioni:

  • Sulla pagina Facebook e Instagram del Centro Polispecialistico In Salus trovate alcuni video molto interessanti e utili fatti da diversi professionisti; Clicca e seguici sui nostri canali social!
  • Ci sono molte applicazioni scaricabili sullo smartphone che possono aiutarvi, Nike Training è una di queste.
  • YouTube propone tantissimi video e tutorial sportivi, per genere, età e tipo di sport.
  • Per i più esperiti di social media il consiglio che vi do è quello di seguire influencer sportive; è un modo più interattivo per ricevere consigli e sentirvi meno soli. Giulia Calcaterra (vai alla sua pagina Instagram) ad esempio è una di queste, ogni giorno propone nuovi esercizi, sfide e condivide messaggi positivi e propositivi sulla sua pagina Instagram.

Prendersi cura della propria mente 

Ecco alcuni libri che, come psicologo, mi sento di proporvi:

  • Reinventa la tua vita di J. E. Young e J.S.Klosko: fa riferimento all'efficacia della terapia cognitiva per modificare schemi negativi di pensiero;
  • Aver cura di sé di Luigina Mortari: sulla ricerca dell'arte di esistere, si focalizza sulla capacità di dare senso al tempo, indagando la propria interiorità per una vita autentica;
  • Il corpo accusa il colpo di Bessel Van Der Kolk: l'autore approfondisce le conseguenze del trauma, fornendo speranza e spiegazioni chiare a chiunque ne sia colpito;
  • La trappola della felicità. Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere di Russ Harris: l’autore guida il lettore alla scoperta della propria trappola della felicità, guidandolo a prendere coscienza dei meccanismi mentali che lo tengono prigioniero e a recuperare la propria libertà di scegliere e di agire come ritiene meglio per sé;
  • Perché alle zebre non viene l'ulcera? La più istruttiva e divertente guida allo stress e alle malattie che produce. Con tutte le soluzioni per vincerlo di Robert M. Sapolsky: l’autore risponde a questa particolare domanda spiegando come, di fronte allo stress, il nostro organismo attivi le stesse risposte fisiologiche di quello animale, senza però essere in grado di disattivarle con rapidità allo stesso modo. Il libro, ricco di spunti, aneddoti e riflessioni basate su un solido impianto scientifico, insegna come imparare a gestire e a combattere lo stress.

Articolo di:

Borsetto Andrea

Psicologo psicoterapeuta