di Dott. Antonio Pellegrino, Primario dell’Unità Complessa di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale A. Manzoni di Lecco e Ginecologo del Centro In Salus
Il tumore ovarico è considerato uno dei tumori ginecologici più insidiosi perché spesso si sviluppa in modo silenzioso: nelle fasi iniziali può dare sintomi vaghi o facilmente confondibili (gonfiore addominale, senso di sazietà precoce, dolore pelvico, cambiamenti intestinali).
Parlarne oggi Giornata mondiale sul tumore ovarico è fondamentale per diversi motivi:
1. Diagnosi precoce difficile ma cruciale
A differenza di altri tumori (come quello al seno), non esistono programmi di screening efficaci per tutta la popolazione. Questo significa che molte diagnosi arrivano in fase avanzata, quando le cure sono più complesse. Informare aiuta a riconoscere prima i segnali.
2. Consapevolezza dei fattori di rischio
Alcuni fattori aumentano il rischio, tra cui:
età (più frequente dopo i 50 anni)
familiarità o mutazioni genetiche (come quelle dei geni BRCA)
alcune condizioni ormonali o riproduttive
Sapere queste cose può spingere a controlli più mirati.
3. Progressi nelle cure
Negli ultimi anni ci sono stati importanti sviluppi terapeutici (farmaci mirati, immunoterapia), ma funzionano meglio se il tumore viene individuato presto o monitorato attentamente.
4. Ridurre stigma e paura
Parlare apertamente di salute ginecologica aiuta a superare imbarazzo e disinformazione. Questo incoraggia le persone a rivolgersi prima al medico.
Il tumore ovarico è pericoloso soprattutto perché “silenzioso”. Parlarne oggi significa aumentare la consapevolezza, favorire diagnosi più precoci e migliorare le possibilità di cura.
Fasce di età più colpite
Il rischio aumenta con l’età:
È più raro sotto i 40 anni
Diventa più frequente dopo i 50 anni
La maggior parte dei casi viene diagnosticata tra i 60 e i 70 anni
Questo non significa che le donne giovani siano immuni, ma la probabilità è decisamente più bassa.
Principali fattori di rischio
1. Fattori genetici e familiari
Questi sono tra i fattori più rilevanti.
2. Fattori ormonali e riproduttivi
3. Età avanzata
4. Stile di vita e condizioni mediche
Fattori protettivi
Uso della pillola anticoncezionale per diversi anni
Il tumore ovarico non ha una causa unica: è il risultato di più fattori combinati, alcuni modificabili e altri no (come genetica ed età). Conoscere questi elementi aiuta a capire quando è utile fare controlli più attenti o valutare un consulto specialistico.
Screening: cosa c’è e cosa manca
Al momento:
Ecografia transvaginale e marcatore CA-125 possono essere usati, ma non sono abbastanza precisi per uno screening di massa
Possono essere utili in donne ad alto rischio, ma non come controllo routinario per tutte
Prevenzione nelle donne ad alto rischio
Per chi ha familiarità o mutazioni genetiche (come BRCA1 e BRCA2):
Test genetici (su indicazione medica)
Controlli più frequenti e mirati
In alcuni casi, si valuta la chirurgia preventiva (rimozione di ovaie e tube dopo una certa età o dopo aver avuto figli)
Queste decisioni sono molto personali e vanno prese con specialisti.
Strategie che riducono il rischio
Non sono “garanzie”, ma possono avere un effetto protettivo:
Uso prolungato della pillola anticoncezionale
Gravidanze e allattamento
Stile di vita sano (peso nella norma, attività fisica)
Attenzione ai sintomi (prevenzione “indiretta”)
Dato che non c’è uno screening efficace, è fondamentale non ignorare segnali persistenti:
Se durano più di 2–3 settimane, meglio approfondire.
Nessuno screening universale davvero efficace ,prevenzione mirata per chi è a rischio ,attenzione ai sintomi e ai controlli ginecologici .La cosa più utile, oggi, è combinare consapevolezza, valutazione del rischio personale e controlli adeguati.
Le mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2 hanno un impatto molto significativo nello sviluppo del tumore ovarico, ma è importante contestualizzare bene i numeri.
Quanto incidono davvero
Rischio individuale se si ha la mutazione
Qui la differenza è enorme rispetto alla popolazione generale:
Popolazione generale: rischio nella vita ≈ 1–2%
Con mutazione BRCA1: rischio ≈ 35–45%
Con mutazione BRCA2: rischio ≈ 10–20%
Quindi: non sono la causa più frequente in assoluto, ma per chi le ha, rappresentano il fattore di rischio più importante
Cosa cambia nella pratica
Sapere di avere una mutazione BRCA permette di:
fare controlli più mirati e ravvicinati
valutare strategie preventive (anche chirurgiche in alcuni casi)
accedere a terapie mirate più efficaci
Le mutazioni BRCA: spiegano una minoranza dei casi totali ma comportano un rischio personale molto elevato
Negli ultimi anni la cura del tumore ovarico sta cambiando in modo significativo. Non si parla più solo di chirurgia e chemioterapia, ma di un approccio sempre più mirato e personalizzato.
Le principali novità terapeutiche si oggi sono:
1. Terapie mirate (target therapy) e PARP-inibitori
Sono tra le innovazioni più importanti degli ultimi anni:
Farmaci come gli inibitori di PARP agiscono sui meccanismi di riparazione del DNA
Sono particolarmente efficaci nelle pazienti con mutazioni BRCA1 e BRCA2
Oggi vengono usati anche come terapia di mantenimento, prolungando il tempo senza recidiva
Si stanno studiando combinazioni con altri farmaci per ampliare i benefici anche a chi non ha mutazioni genetiche
2. Anticorpi farmaco-coniugati (ADC)
Sono una delle svolte più recenti.
Funzionano come “missili intelligenti”:
un anticorpo riconosce la cellula tumorale e porta direttamente al suo interno il farmaco
Consentono di colpire il tumore in modo più selettivo, riducendo i danni ai tessuti sani
Alcuni sono già stati approvati in Europa per forme resistenti
Questo approccio sta cambiando il paradigma terapeutico
3. Immunoterapia
Sta iniziando a trovare spazio anche nel tumore ovarico.
Farmaci come gli inibitori dei checkpoint immunitari aiutano il sistema immunitario a riconoscere il tumore
In combinazione con la chemioterapia, hanno mostrato:
Non funziona per tutte, ma per sottogruppi selezionati i risultati sono promettenti.
4. Terapie combinate (nuovo standard emergente)
Sempre più spesso si usano più farmaci insieme:
PARP-inibitori + antiangiogenici (es. bevacizumab)
PARP-inibitori + immunoterapia
Chemioterapia + immunoterapia
Queste combinazioni stanno migliorando la sopravvivenza libera da progressione
5. Medicina personalizzata e biomarcatori
Un cambiamento chiave non è solo nei farmaci, ma nel modo di scegliere la terapia:
Il cambiamento più grande è questo: non esiste più una sola terapia uguale per tutte, ma percorsi sempre più adattati alla singola paziente.