05.05.2026

tumore ovarico: sintomi, prevenzione e cure efficaci

di Dott. Antonio Pellegrino, Primario dell’Unità Complessa di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale A. Manzoni di Lecco e Ginecologo del Centro In Salus

Il tumore ovarico è considerato uno dei tumori ginecologici più insidiosi perché spesso si sviluppa in modo silenzioso: nelle fasi iniziali può dare sintomi vaghi o facilmente confondibili (gonfiore addominale, senso di sazietà precoce, dolore pelvico, cambiamenti intestinali).

Parlarne oggi Giornata mondiale sul tumore ovarico è fondamentale per diversi motivi:

1. Diagnosi precoce difficile ma cruciale A differenza di altri tumori (come quello al seno), non esistono programmi di screening efficaci per tutta la popolazione. Questo significa che molte diagnosi arrivano in fase avanzata, quando le cure sono più complesse. Informare aiuta a riconoscere prima i segnali.

2. Consapevolezza dei fattori di rischio Alcuni fattori aumentano il rischio, tra cui:

  • età (più frequente dopo i 50 anni) 

  • familiarità o mutazioni genetiche (come quelle dei geni BRCA) 

  • alcune condizioni ormonali o riproduttive 

Sapere queste cose può spingere a controlli più mirati.

3. Progressi nelle cure Negli ultimi anni ci sono stati importanti sviluppi terapeutici (farmaci mirati, immunoterapia), ma funzionano meglio se il tumore viene individuato presto o monitorato attentamente.

4. Ridurre stigma e paura Parlare apertamente di salute ginecologica aiuta a superare imbarazzo e disinformazione. Questo incoraggia le persone a rivolgersi prima al medico.

Il tumore ovarico è pericoloso soprattutto perché “silenzioso”. Parlarne oggi significa aumentare la consapevolezza, favorire diagnosi più precoci e migliorare le possibilità di cura.

Fasce di età più colpite

Il rischio aumenta con l’età:

  • È più raro sotto i 40 anni 

  • Diventa più frequente dopo i 50 anni 

  • La maggior parte dei casi viene diagnosticata tra i 60 e i 70 anni 

Questo non significa che le donne giovani siano immuni, ma la probabilità è decisamente più bassa.

Principali fattori di rischio

1. Fattori genetici e familiari

  • Mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 

  • Storia familiare di tumore ovarico o al seno 

Questi sono tra i fattori più rilevanti.

2. Fattori ormonali e riproduttivi

  • Non aver avuto figli 

  • Prima mestruazione precoce o menopausa tardiva 

  • Terapie ormonali prolungate (in alcuni casi) 

3. Età avanzata

  • Come detto, è uno dei fattori più importanti 

4. Stile di vita e condizioni mediche

  • Sovrappeso o obesità 

  • Possibile associazione con endometriosi (in alcuni tipi specifici) 

Fattori protettivi 

Uso della pillola anticoncezionale per diversi anni 

  • Gravidanze 

  • Allattamento 

Il tumore ovarico non ha una causa unica: è il risultato di più fattori combinati, alcuni modificabili e altri no (come genetica ed età). Conoscere questi elementi aiuta a capire quando è utile fare controlli più attenti o valutare un consulto specialistico.

Screening: cosa c’è e cosa manca

Al momento:

  • Ecografia transvaginale e marcatore CA-125 possono essere usati, ma non sono abbastanza precisi per uno screening di massa 

  • Possono essere utili in donne ad alto rischio, ma non come controllo routinario per tutte 

Prevenzione nelle donne ad alto rischio

Per chi ha familiarità o mutazioni genetiche (come BRCA1 e BRCA2):

  • Test genetici (su indicazione medica) 

  • Controlli più frequenti e mirati 

  • In alcuni casi, si valuta la chirurgia preventiva (rimozione di ovaie e tube dopo una certa età o dopo aver avuto figli) 

Queste decisioni sono molto personali e vanno prese con specialisti.

Strategie che riducono il rischio

Non sono “garanzie”, ma possono avere un effetto protettivo:

  • Uso prolungato della pillola anticoncezionale 

  • Gravidanze e allattamento 

  • Stile di vita sano (peso nella norma, attività fisica) 

Attenzione ai sintomi (prevenzione “indiretta”)

Dato che non c’è uno screening efficace, è fondamentale non ignorare segnali persistenti:

  • gonfiore addominale continuo 

  • dolore pelvico 

  • senso di sazietà precoce 

  • bisogno frequente di urinare 

Se durano più di 2–3 settimane, meglio approfondire.

Nessuno screening universale davvero efficace ,prevenzione mirata per chi è a rischio ,attenzione ai sintomi e ai controlli ginecologici .La cosa più utile, oggi, è combinare consapevolezza, valutazione del rischio personale e controlli adeguati.

Le mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2 hanno un impatto molto significativo nello sviluppo del tumore ovarico, ma è importante contestualizzare bene i numeri.

Quanto incidono davvero

  • Circa il 10–15% dei tumori ovarici è legato a mutazioni ereditarie nei geni BRCA 

  • Il restante 85–90% si sviluppa senza queste mutazioni (forme cosiddette “sporadiche”) 

Rischio individuale se si ha la mutazione

Qui la differenza è enorme rispetto alla popolazione generale:

  • Popolazione generale: rischio nella vita ≈ 1–2%

  • Con mutazione BRCA1: rischio ≈ 35–45% 

  • Con mutazione BRCA2: rischio ≈ 10–20%

Quindi: non sono la causa più frequente in assoluto, ma per chi le ha, rappresentano il fattore di rischio più importante

 Cosa cambia nella pratica

Sapere di avere una mutazione BRCA permette di:

  • fare controlli più mirati e ravvicinati 

  • valutare strategie preventive (anche chirurgiche in alcuni casi) 

  • accedere a terapie mirate più efficaci 

Le mutazioni BRCA: spiegano una minoranza dei casi totali ma comportano un rischio personale molto elevato

Negli ultimi anni la cura del tumore ovarico sta cambiando in modo significativo. Non si parla più solo di chirurgia e chemioterapia, ma di un approccio sempre più mirato e personalizzato.

Le principali novità terapeutiche si oggi sono:

1. Terapie mirate (target therapy) e PARP-inibitori

Sono tra le innovazioni più importanti degli ultimi anni:

  • Farmaci come gli inibitori di PARP agiscono sui meccanismi di riparazione del DNA 

  • Sono particolarmente efficaci nelle pazienti con mutazioni BRCA1 e BRCA2 

  • Oggi vengono usati anche come terapia di mantenimento, prolungando il tempo senza recidiva 

Si stanno studiando combinazioni con altri farmaci per ampliare i benefici anche a chi non ha mutazioni genetiche


2. Anticorpi farmaco-coniugati (ADC)

Sono una delle svolte più recenti.

  • Funzionano come “missili intelligenti”: un anticorpo riconosce la cellula tumorale e porta direttamente al suo interno il farmaco 

  • Consentono di colpire il tumore in modo più selettivo, riducendo i danni ai tessuti sani 

  • Alcuni sono già stati approvati in Europa per forme resistenti 

Questo approccio sta cambiando il paradigma terapeutico


3. Immunoterapia

Sta iniziando a trovare spazio anche nel tumore ovarico.

  • Farmaci come gli inibitori dei checkpoint immunitari aiutano il sistema immunitario a riconoscere il tumore 

  • In combinazione con la chemioterapia, hanno mostrato: 

    • riduzione del rischio di progressione 

    • miglioramento della sopravvivenza in alcune pazienti 

Non funziona per tutte, ma per sottogruppi selezionati i risultati sono promettenti.

4. Terapie combinate (nuovo standard emergente)

Sempre più spesso si usano più farmaci insieme:

  • PARP-inibitori + antiangiogenici (es. bevacizumab) 

  • PARP-inibitori + immunoterapia 

  • Chemioterapia + immunoterapia 

Queste combinazioni stanno migliorando la sopravvivenza libera da progressione 

5. Medicina personalizzata e biomarcatori

Un cambiamento chiave non è solo nei farmaci, ma nel modo di scegliere la terapia:

  • Si studiano biomarcatori per capire chi risponde meglio a quale trattamento 

  • Questo permette cure sempre più “su misura”

Il cambiamento più grande è questo: non esiste più una sola terapia uguale per tutte, ma percorsi sempre più adattati alla singola paziente.

Articolo di:

Pellegrino Antonio

Primario di Ginecologia e Ostetricia