19.05.2020

Con il termine pubalgia si intende una sindrome dolorosa che può colpire le zone addominale, inguinale, pelvica, adduttoria (parte interna delle cosce).
Quando arriva i calciatori sono terrorizzati: è giustificata questa paura?

Pubalgia: Cos’è

Pubalgia è un termine molto usato in medicina sportiva ma spesso in modo aspecifico: comprende infatti una serie di quadri clinici, anche molto diversi tra loro, che possono colpire atleti di tutti i livelli.

La caratteristica comune di questi quadri clinici è il dolore in zona addominale, pubica, inguinale e adduttoria.

Pubalgia: quali sono le cause?

In letteratura sono state identificate oltre 70 cause di dolore nella regione anatomica retto adduttoria.

Possiamo racchiudere le più comuni nella categoria dei sovraccarichi funzionali, che possono interessare i muscoli, i tendini o l’inserzione tendinea a livello osseo.

Menzione particolare per un’altra patologia, frequente tra gli sportivi ma spesso sottovalutata: la sports hernia, cioè un indebolimento/cedimento della parete addominale che nei casi più gravi può portare a vere e proprie lacerazioni del tessuto.

Altre cause possono essere ricercate in altri distretti corporei come l’anca o la colonna vertebrale, o in altri apparati come quello uro-genitale.

Chi è più colpito dalla pubalgia?

La pubalgia è una patologia che colpisce soprattutto gli atleti, soprattutto di sesso maschile. Gli sport più interessati sono il calcio, il rugby e l’hockey. Questo perché, si pensa, c’è una richiesta molto importante in termini di rotazione esterna dell’anca e cambi di direzione a diversi angoli e velocità.

I sintomi della pubalgia

I sintomi possono essere vari. I più comuni sono dolore ed impotenza funzionale.

Il dolore può essere puntiforme o più diffuso, costante o solo legato a uno specifico movimento o posizione. Può colpire la zona dei muscoli adduttori, su un solo lato o su entrambi, la zona pubica, le regione addominale, la zona genitale.

L’impotenza funzionale può presentarsi solo nel gesto specifico, ad esempio calciare un pallone, o nelle attività più banali come camminare o indossare dei pantaloni.

Una buona percentuale di pazienti riferisce dolore invalidante al risveglio e nei primi movimenti del mattino.

Pubalgia rimedi: cosa devo fare?

Ovviamente dipende dalla fase in cui ci troviamo.

In alcuni casi il primo approccio è farmacologico con associato un periodo di riposo relativo; in questa fase è utile associare terapie strumentali come Theal Therapy, LIMFA Therapy, Tecarterapia, TENS, Ultrasuoni.

Appena possibile è fondamentale passare al lavoro attivo, cioè al sollecitare nel modo corretto muscoli, articolazioni e gli altri tessuti per ripristinare la normalità.

La pubalgia si può prevenire?

Si! Si può prevenire. Valutare ed allenarsi nel modo corretto al fine di ripristinare e/o mantenere un corretto equilibrio muscolo scheletrico è sicuramente il punto fondamentale della prevenzione. Questo comprende esercizi di core stability, esercizi per la forza e l’estensibilità muscolare, per il controllo motorio e la coordinazione.

Altro aspetto importantissimo è il dosaggio dei carichi: allenamenti troppo intensi o troppo ravvicinati, soprattutto se effettuati in un periodo di stress, possono causare l’insorgenza di patologie da sovraccarico come ad esempio la pubalgia.

Devo fare stretching?

Lo stretching è ancora una delle tecniche più utilizzate per curare la pubalgia, soprattutto nel calcio dilettantistico. Questo nonostante ormai tantissimi studi ci dicano che non c’è una differenza di flessibilità della muscolatura adduttoria tra atleti con pubalgia e atleti che non ne hanno mai sofferto.

Probabilmente questo è anche uno dei motivi per cui la pubalgia è sempre stata vista come un “male oscuro e incomprensibile”: credenze sbagliate e terapie non specifiche possono complicare la patologia rendendola cronica.

Articolo di:

Caratozzolo Bruno

Fisioterapista